Quando l’ansia comincia a restringere la vita

L’ansia non si presenta sempre come una paura chiaramente riconoscibile. A volte prende la forma di qualcosa che non facciamo più.

Non guidiamo in autostrada. Evitiamo una discussione che potrebbe cambiare una relazione importante. Rimandiamo una telefonata, un esame, un viaggio, una decisione. Accettiamo di partecipare a qualcosa solo se sappiamo che ci sarà una persona capace di rassicurarci.

Il problema, allora, non è soltanto ciò che proviamo. È il modo in cui, progressivamente, organizziamo la vita intorno alla possibilità di non provarlo.

L’ansia non nasce nel vuoto

Dire “sono una persona ansiosa” può sembrare una spiegazione, ma spesso descrive il problema senza aiutarci a comprenderlo.

L’ansia si manifesta in rapporto a qualcosa: una situazione, una previsione, una relazione, una sensazione fisica interpretata come pericolosa. Può comparire quando temiamo di non riuscire a gestire ciò che accadrà, di perdere il controllo, di essere giudicati, di commettere un errore o di non sapere come reagire.

Due persone possono trovarsi nella stessa situazione e attribuirle significati molto diversi. Anche la stessa persona può affrontarla senza difficoltà in un periodo della propria vita e percepirla come insostenibile in un altro.

Per comprendere l’ansia, quindi, non basta chiedersi quanto sia intensa. Occorre capire quando compare, che cosa sembra minacciare e quali risposte abbiamo costruito per proteggerci.

Quando evitare sembra la soluzione

Evitare produce spesso un sollievo immediato. Se non prendo l’autostrada, non rischio di sentirmi male mentre guido. Se non affronto quella conversazione, non devo confrontarmi con una risposta che temo. Se rimando una decisione, per il momento non posso sbagliare.

Proprio perché funziona nel breve periodo, l’evitamento tende a ripetersi.

Nel tempo, però, può entrare a far parte del problema. La situazione viene sempre più riconosciuta come ingestibile e la persona può iniziare a considerarsi incapace di affrontarla. Non cambia soltanto ciò che fa, ma anche il significato attribuito alla situazione e a se stessa in quella situazione.

Lo stesso può accadere con la ricerca continua di rassicurazioni. Chiedere aiuto è utile e, in molte situazioni, necessario. Diventa meno utile quando la possibilità di agire dipende stabilmente dalla presenza di qualcuno che confermi che non succederà nulla o che sapremo affrontarlo.

Comprendere come l’ansia ha preso forma

Lavorare sull’ansia non significa soltanto ridurne l’intensità o imparare a tollerare le situazioni temute. Significa comprendere come quell’esperienza abbia preso forma nella vita della persona e perché, in quel momento, alcune situazioni siano diventate difficili da affrontare.

Che cosa sembra mettere in discussione? Quali conseguenze vengono immaginate? Come viene descritta dalla persona e da chi le sta intorno? Che cosa cambia nelle relazioni quando si manifesta?

Anche le risposte degli altri possono contribuire al modo in cui il problema si organizza. Essere rassicurati, protetti, sostituiti o sollecitati può aiutare in una circostanza specifica, ma può anche confermare involontariamente che quella situazione sia troppo difficile da sostenere da soli.

Nel tempo può consolidarsi un particolare modo di descriversi: “sono una persona ansiosa”, “non sono capace”, “questa cosa non fa per me”. Una definizione nata in rapporto ad alcune esperienze rischia così di diventare una spiegazione generale, capace di orientare le scelte successive.

L’ansia, inoltre, non riguarda soltanto l’individuo. Una conversazione può diventare difficile perché potrebbe cambiare il modo in cui una relazione viene definita. Una decisione può generare ansia perché espone al giudizio di persone importanti o mette in discussione aspettative familiari e professionali.

La situazione temuta non ha un significato fisso. Acquista senso all’interno della storia della persona, delle sue relazioni e del modo in cui interpreta ciò che potrebbe accadere.

Costruire possibilità differenti

Il lavoro psicologico non consiste semplicemente nell’affrontare ciò che si evita. Occorre comprendere che cosa la persona cerchi di proteggere attraverso le risposte che ha costruito: la propria immagine, una relazione importante, il bisogno di controllo o la possibilità di non fallire.

Il punto non è eliminare queste modalità senza comprenderle, ma costruire risposte che tengano conto di ciò che per la persona è importante senza lasciare che l’ansia determini interamente le sue scelte.

Il cambiamento, quindi, non coincide necessariamente con la scomparsa dell’ansia, ma con il recupero di possibilità che prima apparivano impraticabili.

Se l’ansia o le paure stanno limitando attività, relazioni o decisioni, nella pagina dedicata al supporto psicologico trovi maggiori informazioni sul mio modo di lavorare.

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Quando una decisione rimane bloccata